Superbonus 110%: i vincoli che rischiano di farlo fallire

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Tempi lunghi e burocrazia pesante potrebbero limitare in modo importante il ricorso alla cessione del credito per beneficiare dell’agevolazione.

Non è tutto oro quel che luccica. Un modo di dire che potrebbe applicarsi anche al superbonus del 110% previsto nel decreto Rilancio per chi esegue in casa dei lavori di ristrutturazione edilizia che prevedano un miglioramento energetico (cappotto termico o caldaie a pompa di calore o a condensazione). Leggendo tra le pieghe del decreto (come avevamo già anticipato un paio di giorni fa) si scoprono dei vincoli che rischiano di farlo fallire tra obblighi, visti di conformità, decreti attuativi, requisiti e asseverazioni varie. Una strada molto più tortuosa di quella che finora ha portato alla detrazione del 50% e all’Iva agevolata al 10% per una semplice ristrutturazione.

Primo ostacolo: i tempi. Va ricordato che l’emergenza coronavirus non è ancora passata e che il Parlamento si deve pronunciare prima che il decreto Rilancio diventi legge. Il che non è proprio una consolazione. Inoltre, chi vorrà usufruire del beneficio in condominio dovrà attendere non solo il passaggio precedente ma anche il benestare dell’assemblea. Considerando che il superbonus del 110% sparirà nell’arco di un anno e mezzo, tentare di fare un lavoro di miglioramento energetico gratis, come annunciato dal Governo, non sarà una passeggiata ma una vera corsa contro il tempo che potrebbe scoraggiare molti contribuenti.

 

 

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Autore: Carlos Arija Garcia

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